• Dott. Gaetano Ricignolo

La magia delle parole

Le parole sono il primo strumento terapeutico del medico, quando inserite in una sensibile, educata, evoluta strategia, quando sono usate per esprimere l’arte e la scienza del linguaggio per la guarigione.


Dopo tanti anni di visite, di persone e di storie, ho la certezza di ciò che l’istinto prima e le conoscenze poi avevano suggerito: le parole sono magiche!

Possono sortire effetti assolutamente meravigliosi, modificare la condizione mentale, l’umore, lo stato d’animo.

Possono spalancare i cancelli della mente (e del corpo) e liberare risorse inaspettate, imprevedibili energie, indurre il cambiamento e l’evoluzione personale.

Le parole sono magiche! e curano, spesso più del farmaco.


Le parole e il silenzio.

I primi minuti di colloquio con il paziente che si esprime liberamente e senza interruzioni esponendo i motivi che lo conducono alla visita sono importantissimi!

Lì c’è un po’ tutto, il cosa, il quanto, il come, alcuni perché, il dove.

Il silenzio del medico che si dispone attivamente all’ascolto è fondamentale.

L’obiezione che può suscitare questa affermazione è sempre la stessa: “se lasciassi parlare tutti liberamente visiterei 1/5 dei pazienti”. In realtà non e’ così.


Lo studio Beckman-Frankel (1984) ha rilevato che la maggioranza dei medici interrompeva il proprio paziente 18 secondi dopo che aveva cominciato a parlare.

Studi successivi hanno invece evidenziato che i pazienti, se lasciati parlare liberamente, concludono la loro storia in media in cinque minuti.


In questi cinque minuti il professionista “educato” a una comunicazione evoluta è aiutato a comprendere il mondo del paziente, o meglio la mappa, la rappresentazione del mondo che il paziente si è costruito.


Citando il consiglio di Sir William Osler ai suoi studenti: “ascoltate il vostro paziente, sarà lui a darvi la diagnosi”.

Nella mia modesta esperienza, anche in attività che apparentemente non sembrerebbero avere bisogno di grande componente linguistica, per esempio durante una seduta tecnica di terapie infiltrative ecoguidate per le patologie muscolo-scheletriche, l’uso consapevole dell’ascolto aperto e delle parole trovo che dia enormi risultati in particolare sulla predisposizione del paziente alla guarigione, sull’orientare l’interpretazione corretta e funzionale degli eventuali sintomi e segni dopo la terapia, sulla consapevolezza e condivisione della strategia di cura.


Tanto per capirsi: se al paziente, affermando la verità, diciamo che il dolore, eventualmente presente il giorno dopo un trattamento percutaneo per fascite plantare, è un dolore di guarigione, attiviamo un potente meccanismo di rappresentazione positiva e sdrammatizziamo il sintomo, attivando così varie risorse interne di ripresa.


L’ascolto facilita la comprensione e la diagnosi, e le parole potenziano la cura.