STUDIO MEDICO POLI-SPECIALISTICO
MEDI-PRO FIRENZE
Visite Specialistiche , Ecografia, Eco-Color-Doppler, Ecointerventistica Muscolo-Scheletrica , Diagnosi, Cura

Medicina Interna, Ecografia, Diagnostica Vascolare, Eco-Interventistica Muscolo-Scheletrica, Cardiologia, Geriatria, Neurologia, Reumatologia, Fisioterapia, Nutrizionista, Podologia,



E' un team di SPECIALISTI che eseguono TRATTAMENTI INFILTRATIVI  esclusivamente GUIDATI ECOGRAFICAMENTE (anche dette terapie infiltrative di II livello). 

A differenza della maggioranza dei medici infiltratori che effettuano terapie alla "cieca", in eco-interventistica si  lavora in coppia, con lo Specialista Ecografista (Dott. Gaetano Ricignolo) che guida e lo Specialista Infiltratore (Dott. Fabrizio Gianneli) che esegue il trattamento sotto visione  ecografica.

Questo per il Paziente significa molteplici vantaggi:

  • PRECISIONE;
  • OTTIMA TOLLERABILITA' (la terapia è ben tollerata ...  anche dagli uomini!!!);
  • SICUREZZA (pressoché nulli i rischi correlati alla terapia);
  • EFFICACIA (elevata percentuale di risposta positiva sul dolore e sul recupero funzionale);
  • EFFICIENZA  (breve durata della singola terapia e rapida risposta alla cura);

In particolare i trattamenti con metodica infiltrativa di ECO-INTERVENTISTICA MUSCOLO-SCHELETRICA sono indicati per la cura di: 


  • SPALLA DOLOROSA (periartrite, tendinopatia calcifica della cuffia dei rotatori, borsite, tenosinovite, artrosi);
  • GINOCCHIO DOLOROSO (versamenti, cisti di Baker, artrosi, tendiniti ecc.);
  • ANCA DOLOROSA (artrosi e artrite);
  • FASCITE PLANTARE (con o senza sperone calcaneare);
  • TENDINOPATIA ACHILLEA;
  • ARTRITE/ARTROSI DI CAVIGLIA;
  • EPICONDILITE/EPITROCLEITE;
  • RIZOARTROSI;
  • TENOSINOVITE DEL POLSO;
  • ecc.

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ECO-INTERVENTISTICA MUSCOLO-SCHELETRICA


LA FASCITE PLANTARE


COS'E' LA FASCITE PLANTARE?

Beh storicamente è consiederata una discreta rogna, un problema dalla difficile soluzione....infatti le terapie tradizionali, spesso lunghe, costose e dolorose, frequentemente non danno il risultato sperato

Il Paziente, sportivo e non, hanno invece necessità di soluzioni SICURE, BEN TOLLERATE, BREVI e RAPIDAMENTE EFFICACI.

Purtroppo invece sono ancora tanti i pazienti e gli sportivi (anche di alto livello!) che penano a lungo prima di liberarsi dal problema.

Scendendo un po' più nello specifico, per fascite plantare si intende un'infiammazione della fascia plantare, una robusta fascia fibrosa che si estende dall calcagno fino alla base delle dita.

Essa ha un ruolo fondamentale nel dare sostegno al piede oltre ad avere una funzione “ammortizzante”.

Nonostante la funzione “ammortizzante”, traumi o microtraumi possono essere così intensi da innescare l’infiammazione.

Si tratta di una patologia molto frequente, si stima infatti che rappresenta il 10% di tutte le patologie podaliche.

ll DOLORE originario solitamente è localizzato nella porzione interna del tallone e può irradiarsi lungo tutta l’intera pianta. E’ maggiore solitamente al mattino al risveglio per migliorare dopo poco. Aumenta se si resta per un tempo prolungato in piedi. Si acuisce quando si solleva sulle punte ma anche durante lo svolgimento del passo.

Si differenzia a seconda del distretto interessato in:

DISTALE – il dolore è localizzato a livello del mesopiede

PROSSIMALE – il dolore è localizzato a livello dell’inserzione al calcagno

ANTERIORE – il dolore si estende lungo tutto il decorso della fascia plantare

Se viene trascurata o non trattata adeguatamente, la fascite può degenerare in una ben più grave “Fasciosi plantare”, ossia un danno strutturale a carico della fascia.

Diagnosticarla nel più breve tempo possibile aumenta in modo esponenziale i tempi di recupero. Indispensabile affidarsi al team di specialisti che sapranno inquadrare la problematica, indirizzare verso la terapia più efficace e soprattutto individuare le cause.

Difatti, al fine di evitare il rischio dell’aggravarsi della sintomatologia o delle recidive è necessario agire sulle cause dirette (traumi) ed indirette (alterazioni anatomo-funzionali).

COME SI DIAGNOSTICA LA FASCITE PLANTARE?

Il sospetto diagnostico è clinico e la DIAGNOSI E' ECOGRAFICA: la sede del dolore, l'andamento della sintomatologia determinano il sospetto clinico, l'ECOGRAFIA conferma l'ipotesi diagnostica e fornisce i dettagli utili a modulare la terapia.

In particolare l'ecografia, eseguita con sonda lineare ad alta frequenza e per confronto con la regione controlaterale, mostra la

  • morfologia della fascia alterata, globosa, arrotondata;
  • la sua struttura generalmente ipoecogena, disomogenea, con perdita della regolare distribuzione fibrillare degli echi, talvolta con strie fibrose iperecogene e con alone perifasciale da flogosi;
  • lo spessore che è sempre aumentato. Generalmente infatti la fascia normale è di circa 2-4 mm, mentre la fascia patologica risulta di 5-6 mm o più.

Inoltre l'ecografia consente di studiare il margine inferiore del calcagno individuando la presenza o meno di spina o sperone calcaneare inferiore. Questa informazione può risultare molto utile allo specialista Podologo.

Quindi, fatto "il primo passo" (metafora piuttosto ... calzante direi) quello della diagnosi, si passa a come fare per guarire bene, in fretta ed in sicurezza.

COME SI CURA LA FASCITE PLANTARE?

La nostra strategia si poggia su TRE PILASTRI:

  • il TRATTAMENTO PERCUTANEO ECOGUIDATO;
  • la valutazione PODOLOGICA;
  • la FISIOTERAPIA.

Il PRIMO PILASTRO: L'ECO-INTERVENTISTICA MUSCOLO-SCHELETRICA.

L'affinamento di tecniche INFILTRATIVE DI SECONDO LIVELLO (il trattamento percutaneo eco-guidato) consente di indurre rapidamente la guarigione con UNO o DUE trattamenti infiltrativi.

La "differenza che fa la differenza" è naturalmente la possibilità di eseguire un trattamento vedendo ciò che si fa.

Occorre infatti poter visualizzare dove si è con la punta dell'ago per fare un buon lavoro, sicuro ed efficace (l'automobile si guida meglio ad occhi aperti!).

Lavorando sotto visione e guida ecografica possiamo essere estremamente selettivi eseguendo il needling e del bleeding della fascia nella zona che risulta alterata (stimolazione e microsanguinamento ottenuti mediante l'ago sottile, naturalmente previa anestesia per non sentire male!). A seguire si effettua l' infiltrazione con acido ialuronico a basso peso molecolare iin sede ntrafasciale.

Infine l'anti-infiammatorio (cortisone) deve essere rigorosamente infiltrato al di fuori della fascia, in sede extra-fasciale, in particolare tra la fascia e il cuscinetto adiposo calcaneare, separando prima le due strutture mediante l’anestetico locale.

In queste situazioni la PRECISIONE determina l'EFFICACIA e la SICUREZZA.

Il risultato infatti si ottiene nel 75-80% dei casi con una seduta, nel 20-25% con due trattamenti.

Il SECONDO PILASTRO è la valutazione podologica.

Il podologo nello specifico, dopo attenta valutazione del piede e della postura riesce ad individuare i fattori indiretti legati a:

  • alterazioni morfologiche: piede cavo o piede piatto, retrazione del tendine di Achille;
  • alterazioni posturali: che portano ad un appoggio alterato o disarmonico dei piedi;
  • esame della calzatura: scarpe con la suola troppo bassa o tacco alto o troppo larghe, calzatura antinfortunistica o sportiva o troppo logore;
  • stile di vita: attività che stressano molto il tallone e le strutture adiacenti come la corsa, la danza o l’aerobica o attività lavorative che inducono a stare molte ore in piedi;
  • altre patologie sistemiche e metaboliche come il Diabete o l’ Artrite Reumatoide.

In base all’inquadramento del paziente, spesso ricorrere alla terapia ortesica risulta essere una soluzione vincente, sia per la risoluzione della sintomatologia, sia per la riduzione delle recidive.

L’ortesi plantare realizzata su misura, ha lo scopo di scaricare e di ammortizzare il tallone, aumentare la superficie di appoggio del piede , detendere le strutture muscolo-tendinee e la fascia plantare nonché stabilizzare il retro piede e e normalizzare le funzioni dell’avampiede.

Nel caso specifico di dolore localizzato si può realizzare uno scarico specifico in modo da ripartire il carico sulle strutture adiacenti preservando la zona interessata.

Il TERZO PILASTRO: la FISIOTERAPIA.

Gli esercizi (il massaggio con la pallina da tennis, con la bottiglietta fredda) e gli stretching specifici sono estremamente efficaci per stimolare il trofismo-rielasticizzazione della fascia.

Talvolta il problema di base è più ampio e riguarda disequilibri e scompensi posturali.

In questi casi  per rimovere le cause più profonde del distubo, risulta utile la rieducazione posturale globale (RPG).

In particolare il TRATTAMENTO DI RIEDUCAZIONE POSTURALE consiste in una valutazione della postura, in cui si evidenziano le alterazioni posturali e i compensi che il paziente manifesta durante la loro correzione.

Le prove richieste mirano alla messa in tensione dei muscoli responsabili, in posizioni che testano la PARTE ANTERIORE e POSTERIORE del corpo, sia in carico che in scarico, in una visione globale, cercando la relazione tra morfologia e posizioni assunte del paziente.

Le informazioni raccolte durante la valutazione servono per impostare il piano di trattamento in cui si utilizzeranno posture globali di allungamento, guidate costantemente dal terapista che agisce direttamente sul corpo del paziente con manovre di decoattazione e richiesta di contrazione/decontrazione muscolare per indurre un effettivo allungamento muscolare.

Durante la seduta, soprattutto nei casi di dolore e disfunzione articolare si utilizzano manovre locali di correzione e riduzione della tensione muscolare, riducendo la sintomatologia dolorosa.

Infine, nello sportivo riteniamo estremamente utile la collaborazione con lo staff tecnico dell'atleta (allenatore, preparatore atletico) per la correzione dei difetti tecnici nel gesto sportivo e per ottimizzare gli allenamenti.

Concludendo possiamo tranquillamente affermare che la gestione della fascite plantare si erge a paradigma della visione di Medi-Pro Firenze, di ciò che deve essere la CURA MODERNA, rapidamente efficace, integrata e realmente pluridisciplinare, di precisione e sartoriale, ritagliata su misura per il singolo paziente.

PER ULTERIORI INFORMAZIONI VISITA IL SITO DI ECOINTERVENTISTICA

WWW.ECOINTERVENTISTICAFIRENZE.ORG

Il gomito del tennista🎾

Domande:
“È proprio inevitabile soffrirne per settimane o mesi?”

“La cura è obbligatoriamente lunga, fatta di cicli di terapie fisiche (tot sedute di laser, tot sedute di onde d’urto, tot sedute di tecar, tot sedute di ultrasuoni ecc ecc)?”

“È proprio necessario smettere di giocare per settimane?”

La nostra unica risposta è un solo, grande, preciso e deciso NO!

Detto questo... scendiamo nei dettagli.
Un po’ di teoria, per chi è curioso:

L’epicondilite laterale, comunemente conosciuta come “gomito del tennista”, consiste nell'alterazione distrofico-degenrativa (più che infiammatoria) dei tendini dei muscoli estensori dell'avambraccio.

Questi muscoli si inseriscono all'esterno del gomito e permettono di sollevare la mano e il polso. Il dolore del gomito può essere avvertito nel punto in cui le fibre tendinee di questi muscoli aderiscono all'osso della parte esterna del gomito o per tutta la lunghezza dei muscoli.

In genere è più intenso durante o dopo gli sforzi compiuti con la mano e il polso.

Nei casi più gravi il semplice movimento del polso o l'azione di afferrare degli oggetti, anche se leggeri, possono risvegliare il dolore.

Questa patologia è più frequente in coloro che seguono la pratica del tennis a causa di una scorretta tecnica di gioco.

L'epicondilite mediale o epitrocleite è un processo degenerativo più che flogistico dei tendini dei muscoli flessori dell' avambraccio, che si inseriscono sul versante interno del gomito e viene chiamata anche “gomito del golfista”.


Dopo la teoria:
“esisterà una cura RAPIDA ( magari in un solo trattamento, al massimo due), che dia risultati velocemente (magari in pochi giorni), SICURA (che non faccia danni collaterali e sia rispettosa del tendine) e, ultimo ma non meno importante, non troppo costosa (non più di un paio di centinaia di euro)???


Forse è pretendere veramente un po’ troppo...


però è quello che è in grado di fare, nella nostra ormai lunga esperienza, l’ECOINTERVENTISTICA MUSCOLO-SCHELETRICA!!!


I dettagli

La tecnica:
La terapia percutanea ecoguidata, dopo accurata sterilità e anestesia locale, consiste nell'introduzione sotto guida ecografica di ago 22g, needling e bleeding (si “punzecchia“ stimolando il trofismo del tendine attraverso un microsanguinamento e conseguente liberazione di fattori piastrinici, il tratto alterato del tendine, sotto visione e guida ecografica), iniezione intratendinea di acido ialuronico a basso peso molecolare e steroide (rigorosamente! ) extratendineo, in sede peritendinea.


Per lavorare presto e bene lavoriamo a 4 mani, con un team che ormai costituisce una sorta di “coppia di fatto” professionale (dopo oltre 12 anni di convivenza...).


Dopo 7-14 giorni si effettua un controllo clinico ecografico (compreso nel trattamento): nell’80-85% la risposta è ottima e quindi non c’è necessita di ulteriori cure.

Nel restante 15% dei pazienti è necessario un secondo trattamento.


Per rendere la terapia una cura completa e i benefici persistenti si forniscono infine consigli comportamentali (fkt, uso del tutore, ecc).


Per chi vuole approfondire
www.ecointerventisticafirenze.org