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E LA FASCITE PLANTARE non c'è più: potere della cura integrata, breve e multisciplinare

Pubblicato il 22 maggio 2018 alle 08.20



COS'E' LA FASCITE PLANTARE?

Beh storicamente è consiederata una discreta rogna, un problema dalla difficile soluzione....

Infatti le terapie tradizionali, lunghe, costose e dolorose, frequentemente non danno il risultato sperato.

 

Il Paziente, sportivo e non, ha invece necessità di soluzioni SICURE, BEN TOLLERATE, BREVI e RAPIDAMENTE EFFICACI.

 

Purtroppo invece sono ancora tanti i pazienti e gli sportivi (anche di alto livello!) che penano a lungo prima di liberarsi dal problema.

 

Scendendo un po' più nello specifico, per fascite plantare si intende un'infiammazione della fascia plantare, una robusta fascia fibrosa che si estende dall calcagno fino alla base delle dita.

 

Essa ha un ruolo fondamentale nel dare sostegno al piede oltre ad avere una funzione “ammortizzante”.

 

Nonostante la funzione “ammortizzante”, traumi o microtraumi possono essere così intensi da innescare l’infiammazione.

 

Si tratta di una patologia molto frequente, si stima infatti che rappresenta il 10% di tutte le patologie podaliche.

 

ll DOLORE originario solitamente è localizzato nella porzione interna del tallone e può irradiarsi lungo tutta l’intera pianta. E’ maggiore solitamente al mattino al risveglio per migliorare dopo poco. Aumenta se si resta per un tempo prolungato in piedi. Si acuisce quando si solleva sulle punte ma anche durante lo svolgimento del passo.

 

Si differenzia a seconda del distretto interessato in:

 

DISTALE – il dolore è localizzato a livello del mesopiede

 

PROSSIMALE – il dolore è localizzato a livello dell’inserzione al calcagno

 

ANTERIORE – il dolore si estende lungo tutto il decorso della fascia plantare

 

Se viene trascurata o non trattata adeguatamente, la fascite può degenerare in una ben più grave “Fasciosi plantare”, ossia un danno strutturale a carico della fascia.

 

Diagnosticarla nel più breve tempo possibile aumenta in modo esponenziale i tempi di recupero. Indispensabile affidarsi al team di specialisti che sapranno inquadrare la problematica, indirizzare verso la terapia più efficace e soprattutto individuare le cause.

 

Difatti, al fine di evitare il rischio dell’aggravarsi della sintomatologia o delle recidive è necessario agire sulle cause dirette (traumi) ed indirette (alterazioni anatomo-funzionali).

 

COME SI DIAGNOSTICA LA FASCITE PLANTARE?

Il sospetto diagnostico è clinico e la DIAGNOSI E' ECOGRAFICA: la sede del dolore, l'andamento della sintomatologia determinano il sospetto clinico, l'ECOGRAFIA conferma l'ipotesi diagnostica e fornisce i dettagli utili a modulare la terapia.

 

In particolare l'ecografia, eseguita con sonda lineare ad alta frequenza e per confronto con la regione controlaterale, mostra la

 

  • morfologia della fascia alterata, globosa, arrotondata;
  • la sua struttura generalmente ipoecogena, disomogenea, con perdita della regolare distribuzione fibrillare degli echi, talvolta con strie fibrose iperecogene e con alone perifasciale da flogosi;
  • lo spessore che è sempre aumentato. Generalmente infatti la fascia normale è di circa 2-4 mm, mentre la fascia patologica risulta di 5-6 mm o più.

Inoltre l'ecografia consente di studiare il margine inferiore del calcagno individuando la presenza o meno di spina o sperone calcaneare inferiore. Questa informazione può risultare molto utile allo specialista Podologo. Quando serve inoltre viene eseguita anche l'Rx del piede.

Quindi, fatto "il primo passo" (metafora piuttosto ... calzante direi) quello della diagnosi, si passa a "come fare" per guarire bene, in fretta ed in sicurezza.

COME SI CURA LA FASCITE PLANTARE?

 

La nostra strategia si poggia su TRE PILASTRI:

 

  • il TRATTAMENTO PERCUTANEO ECOGUIDATO;
  • la valutazione PODOLOGICA;
  • la FISIOTERAPIA.

Il PRIMO PILASTRO: L'ECO-INTERVENTISTICA MUSCOLO-SCHELETRICA.

 

L'affinamento di tecniche INFILTRATIVE DI SECONDO LIVELLO (il trattamento percutaneo eco-guidato) consente di indurre rapidamente la guarigione con UNO o DUE trattamenti infiltrativi.

 

La "differenza che fa la differenza" è naturalmente la possibilità di eseguire un trattamento vedendo ciò che si fa.

 

Occorre infatti poter visualizzare dove si è con la punta dell'ago per fare un buon lavoro, sicuro ed efficace (l'automobile si guida meglio ad occhi aperti!).

 

Lavorando sotto visione e guida ecografica possiamo essere estremamente selettivi eseguendo il needling e del bleeding della fascia nella zona che risulta alterata (stimolazione e microsanguinamento ottenuti mediante l'ago sottile, naturalmente previa anestesia per non sentire male!). A seguire si effettua l' infiltrazione con acido ialuronico a basso peso molecolare iin sede ntrafasciale.

 

Infine l'anti-infiammatorio (cortisone) deve essere rigorosamente infiltrato al di fuori della fascia, in sede extra-fasciale, in particolare tra la fascia e il cuscinetto adiposo calcaneare, separando prima le due strutture mediante l’anestetico locale.

 

In queste situazioni la PRECISIONE determina l'EFFICACIA e la SICUREZZA.

 

Il risultato infatti si ottiene nel 75-80% dei casi con una seduta, nel 20-25% con due trattamenti.

 

Il SECONDO PILASTRO è la valutazione podologica.

 

Il podologo nello specifico, dopo attenta valutazione del piede e della postura riesce ad individuare i fattori indiretti legati a:

 

  • alterazioni morfologiche: piede cavo o piede piatto, retrazione del tendine di Achille;
  • alterazioni posturali: che portano ad un appoggio alterato o disarmonico dei piedi;
  • esame della calzatura: scarpe con la suola troppo bassa o tacco alto o troppo larghe, calzatura antinfortunistica o sportiva o troppo logore;
  • stile di vita: attività che stressano molto il tallone e le strutture adiacenti come la corsa, la danza o l’aerobica o attività lavorative che inducono a stare molte ore in piedi;
  • altre patologie sistemiche e metaboliche come il Diabete o l’ Artrite Reumatoide.

In base all’inquadramento del paziente, spesso ricorrere alla terapia ortesica risulta essere una soluzione vincente, sia per la risoluzione della sintomatologia, sia per la riduzione delle recidive.

 

L’ortesi plantare realizzata su misura, ha lo scopo di scaricare e di ammortizzare il tallone, aumentare la superficie di appoggio del piede , detendere le strutture muscolo-tendinee e la fascia plantare nonché stabilizzare il retro piede e e normalizzare le funzioni dell’avampiede.

Nel caso specifico di dolore localizzato si può realizzare uno scarico specifico in modo da ripartire il carico sulle strutture adiacenti preservando la zona interessata.

 

Il TERZO PILASTRO: la FISIOTERAPIA.

 

Gli esercizi (il massaggio con la pallina da tennis, con la bottiglietta fredda) e gli stretching specifici sono estremamente efficaci per stimolare il trofismo-rielasticizzazione della fascia.

 

Talvolta il problema di base è più ampio e riguarda disequilibri e scompensi posturali.

 

In questi casi  per rimovere le cause più profonde del distubo, risulta utile la rieducazione posturale globale (RPG).

 

In particolare il TRATTAMENTO DI RIEDUCAZIONE POSTURALE consiste in una valutazione della postura, in cui si evidenziano le alterazioni posturali e i compensi che il paziente manifesta durante la loro correzione.

 

Le prove richieste mirano alla messa in tensione dei muscoli responsabili, in posizioni che testano la PARTE ANTERIORE e POSTERIORE del corpo, sia in carico che in scarico, in una visione globale, cercando la relazione tra morfologia e posizioni assunte del paziente.

 

Le informazioni raccolte durante la valutazione servono per impostare il piano di trattamento in cui si utilizzeranno posture globali di allungamento, guidate costantemente dal terapista che agisce direttamente sul corpo del paziente con manovre di decoattazione e richiesta di contrazione/decontrazione muscolare per indurre un effettivo allungamento muscolare.

 

Durante la seduta, soprattutto nei casi di dolore e disfunzione articolare si utilizzano manovre locali di correzione e riduzione della tensione muscolare, riducendo la sintomatologia dolorosa.

 

Infine, nello sportivo riteniamo estremamente utile la collaborazione con lo staff tecnico dell'atleta (allenatore, preparatore atletico) per la correzione dei difetti tecnici nel gesto sportivo e per ottimizzare gli allenamenti.

 

Concludendo possiamo tranquillamente affermare che la gestione della fascite plantare si erge a paradigma della visione di Medi-Pro Firenze, di ciò che deve essere la CURA MODERNA, rapidamente efficace, integrata e realmente pluridisciplinare, di precisione e sartoriale, ritagliata su misura per il singolo paziente.

 

Categorie: SALUTE, MEDICINA, ORTOPEDIA

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