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MEDI-PRO FIRENZE
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EPICONDILITE: il punto di vista RPG

Pubblicato il 05 luglio 2018 alle 08.00 Comments commenti (0)

L’epicondilite è una patologia su base degenerativa che interessa i tendini di alcuni muscoli estensori dell’avambraccio con dolore è localizzato in corrispondenza dell’epicondilo laterale.

Il dolore si irradia all’avambraccio lungo i muscoli interessati fino alla mano ed è evocato facendo contrarre contro resistenza i muscoli epicondiloidei.

Un test consiste nell’estendere il polso contro la resistenza effettuata dall’esaminatore tenendo il gomito esteso ed è positivo se evoca dolore.

Un secondo test consiste invece nel girare l’avambraccio verso l’interno contro resistenza ed anch’esso è positivo se evoca dolore.

Il programma riabilitativo ha lo scopo di restituire elasticità e conseguente forza e resistenza ai gruppi muscolari interessati, per mezzo di precise insistenze terapeutiche durante l'esecuzione delle posture RPGSouchard.

 

Pillole di MEDI-PRO FIRENZE: il gomito del tennista

Pubblicato il 24 giugno 2018 alle 00.45 Comments commenti (0)


Il gomito del tennista��

 

Domande:

“È proprio inevitabile soffrirne per settimane o mesi?”

 

“La cura è obbligatoriamente lunga, fatta di cicli di terapie fisiche (tot sedute di laser, tot sedute di onde d’urto, tot sedute di tecar, tot sedute di ultrasuoni ecc ecc)?”

 

“È proprio necessario smettere di giocare per settimane?”

 

La nostra unica risposta è un solo, grande, preciso e deciso NO!

 

Detto questo... scendiamo nei dettagli.

Un po’ di teoria, per chi è curioso:

 

L’epicondilite laterale, comunemente conosciuta come “gomito del tennista”, consiste nell'alterazione distrofico-degenrativa (più che infiammatoria) dei tendini dei muscoli estensori dell'avambraccio.

 

Questi muscoli si inseriscono all'esterno del gomito e permettono di sollevare la mano e il polso. Il dolore del gomito può essere avvertito nel punto in cui le fibre tendinee di questi muscoli aderiscono all'osso della parte esterna del gomito o per tutta la lunghezza dei muscoli.

 

In genere è più intenso durante o dopo gli sforzi compiuti con la mano e il polso.

 

Nei casi più gravi il semplice movimento del polso o l'azione di afferrare degli oggetti, anche se leggeri, possono risvegliare il dolore.

 

Questa patologia è più frequente in coloro che seguono la pratica del tennis a causa di una scorretta tecnica di gioco.

 

L'epicondilite mediale o epitrocleite è un processo degenerativo più che flogistico dei tendini dei muscoli flessori dell' avambraccio, che si inseriscono sul versante interno del gomito e viene chiamata anche “gomito del golfista”.

 

Dopo la teoria:

“esisterà una cura RAPIDA ( magari in un solo trattamento, al massimo due), che dia risultati velocemente (magari in pochi giorni), SICURA (che non faccia danni collaterali e sia rispettosa del tendine) e, ultimo ma non meno importante, non troppo costosa (non più di un paio di centinaia di euro)???

 

Forse è pretendere veramente un po’ troppo...

 

però è quello che è in grado di fare, nella nostra ormai lunga esperienza, l’ECOINTERVENTISTICA MUSCOLO-SCHELETRICA!!!

 

I dettagli

 

La tecnica:

La terapia percutanea ecoguidata, dopo accurata sterilità e anestesia locale, consiste nell'introduzione sotto guida ecografica di ago 22g, needling e bleeding (si “punzecchia“ stimolando il trofismo del tendine attraverso un microsanguinamento e conseguente liberazione di fattori piastrinici, il tratto alterato del tendine, sotto visione e guida ecografica), iniezione intratendinea di acido ialuronico a basso peso molecolare e steroide (rigorosamente! ) extratendineo, in sede peritendinea.

 

Per lavorare presto e bene lavoriamo a 4 mani, con un team che ormai costituisce una sorta di “coppia di fatto” professionale (dopo oltre 12 anni di convivenza...).

 

Dopo 7-14 giorni si effettua un controllo clinico ecografico (compreso nel trattamento): nell’80-85% la risposta è ottima e quindi non c’è necessita di ulteriori cure.

 

Nel restante 15% dei pazienti è necessario un secondo trattamento.

 

Per rendere la terapia una cura completa e i benefici persistenti si forniscono infine consigli comportamentali (fkt, uso del tutore, ecc).

 

Per chi vuole approfondire

www.ecointerventisticafirenze.org

PILLOLE DI MEDI-PRO: parliamo di disfunzioni del sistema di movimento.

Pubblicato il 10 giugno 2018 alle 00.20 Comments commenti (0)

PILLOLE DI MEDIPRO FIRENZE Nasce prima l’uovo o la gallina��?

 

PARLIAMO DI DISFUNZIONI DEL SISTEMA DI MOVIMENTO.

 

Il concetto dominante di trattamento in fisioterapia è basato su un modello patokinesiologico, che pone cioè l’attenzione sulle anormalità del movimento derivanti da una condizione patologica.

 

In altre parole: c’è una patologia (l’uovo) che a sua volta determina alterazioni del movimento (la gallina).

 

Il concetto invece su cui si basa il sistema MSI (Movement System Impairment), è invece di tipo kinesiopatologico.

 

Questo modello dà importanza al modo in cui il movimento può produrre la patologia come risultato di piccole deviazioni della precisione del movimento.

 

Secondo questa impostazione i gesti svolti nell’attività della vita quotidiana (la gallina) possono causare disfunzioni e, a lungo andare, condurre ad uno stato patologico, poiché i movimenti ripetuti e le posture prolungate ad essi associate inducono lesioni tissutali e perdita di precisione del movimento.

 

L’approccio delle Disfunzioni del Sistema di Movimento (Sahrmann) affronta le sindromi dolorose e lesive muscolo-scheletriche dovute ad alterazioni posturali e del movimento, condizioni oggi diffusissime e che rappresentano nella società occidentale la parte più rilevante della casistica disfunzionale e dolorosa che il Fisioterapista incontra nella pratica clinica.

 

L’approccio delle Sindromi da Disfunzione del Sistema di Movimento si basa sulla premessa che un’alterazione, anche minima, della precisione del movimento determina microtraumi e, se non curata, nel tempo evolverà in macro-traumi e dolore.

 

Queste alterazioni nella precisione del movimento favoriscono lo sviluppo di movimenti compensatori in direzioni specifiche, classificabili come disfunzioni del movimento.

 

I fattori che contribuiscono a queste disfunzioni del movimento, sono le alterazioni della lunghezza, della forza, della rigidità dei muscoli e del loro schema di reclutamento, provocate da movimenti ripetuti e da posture mantenute.

 

Si chiamano Sindromi da disfunzioni in quanto sono una combinazione di disfunzioni del sistema muscolare, scheletrico e neurologico.

 

Le sindromi MSI - Movement System Impairment - sono denominate in base alla direzione di movimento o allineamento che più costantemente scatena il dolore e che, quando corretta, riduce o elimina il dolore.

 

Esattamente come nel campo medico le etichette diagnostiche:

 

- migliorano la comunicazione tra professionisti;

- forniscono una guida per la prognosi;

- raggruppano le condizioni necessarie per la ricerca, per l’individuazione dell’eziologia;

- sviluppano approcci di trattamento sempre migliori.

 

L’obiettivo della valutazione è l’identificazione delle disfunzioni del movimento e dei loro fattori contribuenti, informazioni necessarie per formulare una diagnosi che indirizzerà il successivo trattamento.

 

Più precisamente questo approccio prevede:

- l’osservazione delle alterazioni di movimento e dei loro effetti sul sintomo sono la guida principale per la diagnosi ed il trattamento;

- la correzione delle disfunzioni del movimento durante l’esecuzione delle attività funzionali, lavorative e ricreative;

- l’inserimento degli esercizi chiave nelle attività quotidiane;

- I’addestramento del paziente, da parte del terapista, su come controllare attivamente i fattori che producono i sintomi.

 

La filosofia di questa metodica si allinea perfettamente all’impostazione del gruppo di lavoro di Medipro Firenze (OTTENERE IL MASSIMO possibile della guarigione con il MINIMO di indagini e terapie!).

 

Il metodo prevede infatti che il Paziente venga corretto nei comportamenti disfunzionali e addestrato alle attività (esercizi, ecc) evitando che esso diventi dipendente da un trattamento passivo del sistema di cura.

 

Dott. Riccardo Sequi

Fisioterapista

 

www.mediprofirenze.com

Studio Medico Polispecialistico

Via Aretina 167/M

055 67458


 

PILLOLE DI MEDIPRO FIRENZE: oltre la genetica, più della genetica �?� la rivoluzione dell�??EPIGENETICA!

Pubblicato il 05 giugno 2018 alle 19.00 Comments commenti (0)

PILLOLE DI MEDI-PRO FIRENZE

 

Oltre la genetica, più della genetica … la rivoluzione dell’EPIGENETICA!

 

Le scienze biologiche stanno vivendo una esaltante ed epocale fase di grande evoluzione.

 

L’epigenetica è lo studio dei “CAMBIAMENTI NELL’ESPRESSIONE GENICA CHE NON SONO CAUSATI DA MUTAZIONI GENETICHE E CHE POSSONO ESSERE EREDiTABILI”.

 

In pratica, semplificando, la coppia dei genitori dona alla prole il suo patrimonio di geni (1 genotipo) che corrisponde ad un set di potenzialità che si esprimeranno in un modo o in un altro (più fenotipi) in risposta a stimoli e stress ambientali, relazioni sociali, influenze culturali, attività.

 

Tutto ciò aviene attraverso meccanismi sempre più noti e studiati.

 

- La METILAZIONE del DNA che talvolta silenzia il gene, cioè non lo fa esprimer e altre volte lo stimola, cioè attiva la sua espressione.

- Altro meccanismo complesso di tipo epigenetico è il RIMODELLAMENTO DELLA CROMATINA.

La cromatina è l’impacchettamento del lunghissimo filamento di DNA (circa 2 metri!) attorno ed assieme alle proteine istoniche.

Il grado impacchettamento della cromatina è variabile: meno compatta è la cromatina più è attiva la zona (cioè più esprime i geni di quel tratto di DNA).

- Gli RNA NON CODIFICANTI possono avere funzione interferente o attivante il DNA.

 

Attraverso questi e probabilmente molti altri meccanismi ancora da chiarire, l’ambiente determina una modulazione della espressione del genoma, in senso positivo o anche determinando alterazioni patologiche.

 

Sempre più per esempio si stanno dimostrando possibili efficaci strategie terapeutiche anche attraverso un utilizzo evoluto degli alimenti.

 

Alcuni esempi:

 

- la dieta ricca di METIONINA (carne e formaggi) determina ipermetilazione di aree cerebrali con aggravamento di schizofrenia e psicosi;

- una dieta ricca di cibi come i BROCCOLI che contengono inibitori naturali della deacetilazione e possono contrastare l’ipermetilazione (utili in queste patologie psichiatriche);

- la dieta eccessivamente ricca di calorie e ZUCCHERI RAFFINATI e GRASSI SATURI causa attivazione del fattore di trascrizione nucleare NF-kB, la maggiore via di attivazione di alcune centinaia di geni per la produzione di sostanze per la proliferazione cellulare e infiammazione (segnatura epigenetica in senso infiammatorio);

- il RESVERATROLO (buccia dell’uva rossala ), CURCUMINA, - il BUTIRRATO e altri acidi grassi a catena corta prodotti da una flora intestinale in salute contrastano la segnatura epigenetica proinfiammatoria

- il RESVERATROLO, la CURCUMINA , l'EPIGALLOCATECHINA GALLATO (del tè verde) diminuiscono l’attivazione degli enzimi DNMT probabilmente utili nella prevenzione del cancro (Mirza, 2013);

- il RESVERATROLO ha una possibile efficacia nella prevenzione del cancro al seno (Papoutsis, 2013).

 

Anche l'epigenetica lo dimostra:

LA PRIMA MEDICINA E' CIO' CHE SI MANGIA!

IL GOMITO DEL TENNISTA...e non solo

Pubblicato il 03 giugno 2018 alle 13.00 Comments commenti (0)

PILLOLE DI MEDIPRO FIRENZE

L’epicondilite (il gomito del tennista... ma non solo!)

 

L'epicondilite laterale, comunemente conosciuta come “gomito del tennista”, consiste nell'alterazione distrofico-degenrativa (più che infiammatoria) dei tendini dei muscoli estensori dell'avambraccio.

 

Questi muscoli si inseriscono all'esterno del gomito e permettono di sollevare la mano e il polso.

 

Il dolore del gomito può essere avvertito nel punto in cui le fibre tendinee di questi muscoli aderiscono all'osso della parte esterna del gomito o per tutta la lunghezza dei muscoli.

 

In genere è più intenso durante o dopo gli sforzi compiuti con la mano e il polso.

 

Nei casi più gravi il semplice movimento del polso o l'azione di afferrare degli oggetti, anche se leggeri, possono risvegliare il dolore.

 

Questa patologia è più frequente in coloro che seguono la pratica del tennis a causa di una scorretta tecnica di gioco (ma questo è meglio non dirlo al tennista che naturalmente avrà un meraviglioso rovescio alla Federer��)

 

L'epicondilite mediale o epitrocleite è un processo degenerativo più che flogistico dei tendini dei muscoli flessori dell' avambraccio, che si inseriscono sul versante interno del gomito e viene chiamata anche “gomito del golfista”.

 

Una buona chance terapeutica che necessita di un team che lavori in maniera “evoluta”, sotto guida ecografica e integrata con il fisioterapista è

la TERAPIA PERCUTANEA ECOGUIDATA.

 

In cosa consiste?

 

Scendiamo nei particolari.

 

Dopo aver eseguito una accurata sterilità e l’anestesia locale, il trattamento consiste nell'introduzione, sotto guida ecografica, di un ago sottile (22g), con il quale si esegue il needling e bleeding (cioè si stimola con l’aghino, si punzecchia il tendine, determinando un microsanguinamento, precisamente nella parte alterata dell’inserzione tendinea, indicata dall’ecografia).

 

A seguire si effettua una iniezione intratendinea di acido ialuronico a basso peso molecolare.

 

Infine si esegue una infiltrazione con steroide (una unica fialetta di cortisone), RIGOROSAMENTE EXTRATENDINEO, in sede peritendinea.

 

Quindi si forniscono i fondamentali consigli di gestione post-trattamento (fkt , stretching, tutore ecc.).

 

Nella nostra casistica nel 75-80% dei casi è sufficiente 1 trattamento, nella quota restante occorrono 2 terapie.

 

E poi avanti con il prossimo torneo��

DIABETE: l'emoglobina glicata è ancora valida?

Pubblicato il 02 giugno 2018 alle 05.45 Comments commenti (0)

Dagli anni '90 il target di buon compenso metabolico  è definito dalla  emoglobina glicata (HbA1C) pari o inferiore al 7% (53 mmol/L). 

L'emoglobina glicata rappresenta  una media dei valori glicemici degli ultimi due mesi.

Questo dato può essere ingannevole: infatti si può ottenere una emoglobina di 6,5% (quindi teoricamente molto buona) con glicemia che oscillano tra 80 e 140 mg/ dL (buono), ma anche con glicemia che variano tra 50 e 250 mg/dL (non buono), ed è evidente che il compenso metabolico è molto diverso!

Quindi l'emoglobina glicata esprime la media dei valori glicemici degli ultimi due mesi, ma non tiene conto della variabilità glicemica, che è un indicatore di peggiore prognosi.

Per questo il valore della emoglobina glicata  come target del compenso metabolico delle persone con diabete, va modulato in base alla specifica situazione clinica del paziente. 

L'obiettivo prioritario nel diabete oggi è fare diagnosi precoce e mantenere una emoglobina glicata minore di 7% fin dalla diagnosi e il più a lungo possibile, evitando che aumenti.

La terapia e gli obiettivi terapeutici vanno però personalizzati e adattati alle condizioni cliniche del paziente, tenendo conto della durata di malattia, dell'età, della presenza di comorbidità o di complicanze micro e macro-vascolari del diabete, della presenza di ipoglicemie evidenti e soprattutto inavvertite. 

Esistono infatti una molteplicità di scenari clinici che  vanno affrontati adattando i target glicemici e di emoglobina glicata.


Per esempio:

  • Paziente giovane diabetico tipo 1 (HbA1c<7%);
  • Diabetico tipo 2 <65 anni (HbA1c<7%);
  • Diabetico tipo 2 di età > di 65 anni, con lunga storia di malattia e con comorbilità (HbA1c<8%);
  • Pazienti anziani con età > di 75 anni o fragili, con morbilità coesistenti e per presenza di complicanze cardiovascolari (HbA1c<,5-8,5%);
  • Pazienti con insufficienza cronica (HbA1c<7,5-8,5%);
  • Pazienti oncologicii con diabete di tipo 2 ai quali spesso viene somministrata terapia con corticosteroidi, vanno trattati anche con insulina tenendo conto in maniera meno stringente della HbA1c;
  • Pazienti terminali (oncologici e non), il controllo va orientato soltanto nella gestione dei sintomi da iper o ipoglicemia;
  • Pazienti ospedalizzati. L'HbA1c è utile per valutare il compenso pre ricovero. Nel paziente critico ciò che è prioritario è mantenere  le glicemie non inferiori a 110 mg/dL(non sicure) e non superiori a 180 mg/dL (non accettabili).

Quindi l'emoglobina glicata è un parametro molto importante per gestione del diabete, validato da evidenze scientifiche anche se, come sempre in medicina, prevalgono le logiche della complessità, per cui occorre modellare sempre la strategia in relazione alle differenti situazioni cliniche.

SULLA IMPORTANZA DI FARE DIAGNOSI...

Pubblicato il 01 giugno 2018 alle 14.50 Comments commenti (0)

VEDIAMOCI CHIARO!

Le patologie muscolo-scheletriche, articolari, tendinee, ligamentose, costituiscono una frequente causa di contatto medico, sia in ambito di medicina generale che specialistico.

Non è raro che, dopo una prima valutazione clinica venga formulata l'ipotesi diagnostica e si proceda direttamente alla terapia:

  • terapie farmacologiche sistemiche o transdermiche (FANS, paracetamolo, CCS);
  • infiltrazioni alla "cieca";
  • fisioterapia;
  • terapie fisiche (la tanto "nominata" tecar, laser-terapia, US, onde d'urto, ionoforesi);
  • agopuntura;
  • ecc.

Noi pensiamo che "LA DIAGNOSI", più che l'ipotesi diagnostica, FACCIA LA DIFFERENZA.

Sapere per esempio che la "spalla dolorosa" del nostro Paziente è di pertinenza chirurgica (lesione di cuffia, frattura ecc.) oppure che si tratta di una patologia NON CHIRURGICA, flogistica o da impingement o una sindrome aderenziale FA UNA GRANDE DIFFERENZA. 

Sapere che il dolore in sede calcaneare è causato da una fasciosi con o senza sperone inferiore FA LA DIFFERENZA. 

Sapere che l'articolazione ha una fase di infiammazione in fase "florida" con incrementato segnale di flusso al power-Doppler FA LA DIFFERENZA.

FA LA DIFFERENZA nella corretta scelta terapeutica, nell'accorciare i tempi di guarigione, nel ridurre la durata della sintomatologia dolorosa, nel diminuire i costi sia biologici che economici di cure inappropriate, nel ridurre il periodo di disabilità e di assenza dal lavoro. 

In traumatologia e per patologie nelle quali indiziato è l'OSSO, il primo esame è la radiografia.... e fin qui tutto bene, l'esame radiologico viene correttamente prescritto nella maggioranza dei casi. 

La grande assente, ancora troppo spesso, è invece la metodica più accessibile e spesso più potente: l'ECOGRAFIA MUSCOLO-TENDINEA E ARTICOLARE (o muscolo-scheletrica).


L'ECOGRAFIA , mediante le sonde lineari ad alta frequenza, consente la corretta visualizzazione delle strutture anatomiche, la valutazione in fase statica e dinamica, la vascolarizzazione, i segni della patologia infiammatoria, distrattiva, le calcificazioni, le raccolte fluide, le formazioni cistiche, le tumefazioni spazio-occupanti.

Perchè ipotizzare la diagnosi.

Meglio FARE DIAGNOSI evitando percorsi tortuosi, lunghi, inefficienti ed inefficacii.

LA PRIMA MEDICINA: COSA, COME e QUANTO si mangia

Pubblicato il 29 maggio 2018 alle 11.15 Comments commenti (0)



L'alimentazione è uno dei PILASTRI centrali della Salute.

L'attenzione a ciò che si mangia, come qualità, composizione e quantità è cruciale nel mantenere e promuovere la Salute.

La necessità di approfondire questo importante capitolo della nostra cultura e di essere educati alla SANA,  BUONA  e CORRETTA alimentazione rivestono un ruolo chiave per il buon vivere.

L'aiuto dell'esperto talvolta si rende necessario per risolvere i dubbi e ottimizzare il proprio stile alimentare.

La visita dell'esperto si basa su un'accurata e professionale valutazione individuale: storia fisiopatologica, esami ematochimici, abitudini alimentari, attività motoria ecc.).

Ciò al fine di pianificare l'intervento nutrizionale più appropriato al problema.

DIETA non vuol dire restrizione, privazione o astinenza dal cibo!

La parola DIETA deriva infatti dal greco e significa "STILE DI VITA".

Tramite interventi educativi mirati, finalizzati alla corretta applicazione dell'Alimentazione e della Nutrizione è possibile prendere coscienza di come, perché e in quali condizioni è necessario alimentarsi in modo corretto.

Alimentarsi in modo corretto ed equilibrato, adeguato alle proprie esigenze influisce in modo ottimale sullo stato di salute in ogni condizione fisiologica.

Nei bambini e negli adolescenti: soddisfa i fabbisogni nutrizionali in modo adeguato alla loro crescita.

Nell'adulto: permette di raggiungere la salute e il benessere psicofisico desiderato.

Nella gravidanza e nell'allattamento: garantisce i nutrienti necessari per la gravidanza, un adeguato incremento ponderale materno e un adeguato e armonico sviluppo del bambino.

Nello sportivo: copre i fabbisogni nutrizionali durante l'allenamento, la gara ed i periodi di pausa sportiva.

Nell'anziano: soddisfa i bisogni nutritivi di questa fase della vita.

Alimentarsi in modo corretto ed equilibrato è importante per tutti ma assume una vera e propria valenza terapeutica nei soggetti affetti da patologia.

Per esempio:

  • Nelle patologie dell'esofago e dello stomaco
  • Nelle malattie del fegato e delle vie biliari
  • Nelle patologie del pancreas
  • Nelle malattie intestinali
  • Nelle patologie renali

Programmi Nutrizionali personalizzati in base alle specifiche esigenze delle varie condizioni patologiche, come la malattia da reflusso gastroesofageo, la steatosi epatica, il diabete, l'insufficienza renale cronica ecc. ma anche nelle malattie cardiovascolari, nell'ipertensione arteriosa, nell'ipercolesterolemia ecc.

La correzione della dieta è inoltre fondamentale nel riequilibrio nutrizionale nei disturbi di minor entità come la stipsi, la sindrome dell'intestino irritabile, ecc.

L'indicazione ad una dieta personalizzata  è fondamentale naturalmente anche per il  raggiungimento di un peso ragionevole/salutare e del corretto comportamento alimentare in soggetti con sovrappeso/obesità o sottopeso.

Infine programmi nutrizionalmente completi sono utili anche per soggetti con certificate allergie o intolleranze alimentari.

UN'ALIMENTAZIONE CORRETTA ED EQUILIBRATA associata ad un CORRETTO STILE DI VITA è fondamentale nel promuovere lo stato di BUONA SALUTE.

DOTT.SSA SABRINA CAPINERI

DIETISTA

Specializzata nella promozione e cura dell'Alimentazione e della Nutrizione nelle varie situazioni, fisiologiche e patologiche accertate.

E LA FASCITE PLANTARE non c'è più: potere della cura integrata, breve e multisciplinare

Pubblicato il 22 maggio 2018 alle 08.20 Comments commenti (0)



COS'E' LA FASCITE PLANTARE?

Beh storicamente è consiederata una discreta rogna, un problema dalla difficile soluzione....

Infatti le terapie tradizionali, lunghe, costose e dolorose, frequentemente non danno il risultato sperato.

 

Il Paziente, sportivo e non, ha invece necessità di soluzioni SICURE, BEN TOLLERATE, BREVI e RAPIDAMENTE EFFICACI.

 

Purtroppo invece sono ancora tanti i pazienti e gli sportivi (anche di alto livello!) che penano a lungo prima di liberarsi dal problema.

 

Scendendo un po' più nello specifico, per fascite plantare si intende un'infiammazione della fascia plantare, una robusta fascia fibrosa che si estende dall calcagno fino alla base delle dita.

 

Essa ha un ruolo fondamentale nel dare sostegno al piede oltre ad avere una funzione “ammortizzante”.

 

Nonostante la funzione “ammortizzante”, traumi o microtraumi possono essere così intensi da innescare l’infiammazione.

 

Si tratta di una patologia molto frequente, si stima infatti che rappresenta il 10% di tutte le patologie podaliche.

 

ll DOLORE originario solitamente è localizzato nella porzione interna del tallone e può irradiarsi lungo tutta l’intera pianta. E’ maggiore solitamente al mattino al risveglio per migliorare dopo poco. Aumenta se si resta per un tempo prolungato in piedi. Si acuisce quando si solleva sulle punte ma anche durante lo svolgimento del passo.

 

Si differenzia a seconda del distretto interessato in:

 

DISTALE – il dolore è localizzato a livello del mesopiede

 

PROSSIMALE – il dolore è localizzato a livello dell’inserzione al calcagno

 

ANTERIORE – il dolore si estende lungo tutto il decorso della fascia plantare

 

Se viene trascurata o non trattata adeguatamente, la fascite può degenerare in una ben più grave “Fasciosi plantare”, ossia un danno strutturale a carico della fascia.

 

Diagnosticarla nel più breve tempo possibile aumenta in modo esponenziale i tempi di recupero. Indispensabile affidarsi al team di specialisti che sapranno inquadrare la problematica, indirizzare verso la terapia più efficace e soprattutto individuare le cause.

 

Difatti, al fine di evitare il rischio dell’aggravarsi della sintomatologia o delle recidive è necessario agire sulle cause dirette (traumi) ed indirette (alterazioni anatomo-funzionali).

 

COME SI DIAGNOSTICA LA FASCITE PLANTARE?

Il sospetto diagnostico è clinico e la DIAGNOSI E' ECOGRAFICA: la sede del dolore, l'andamento della sintomatologia determinano il sospetto clinico, l'ECOGRAFIA conferma l'ipotesi diagnostica e fornisce i dettagli utili a modulare la terapia.

 

In particolare l'ecografia, eseguita con sonda lineare ad alta frequenza e per confronto con la regione controlaterale, mostra la

 

  • morfologia della fascia alterata, globosa, arrotondata;
  • la sua struttura generalmente ipoecogena, disomogenea, con perdita della regolare distribuzione fibrillare degli echi, talvolta con strie fibrose iperecogene e con alone perifasciale da flogosi;
  • lo spessore che è sempre aumentato. Generalmente infatti la fascia normale è di circa 2-4 mm, mentre la fascia patologica risulta di 5-6 mm o più.

Inoltre l'ecografia consente di studiare il margine inferiore del calcagno individuando la presenza o meno di spina o sperone calcaneare inferiore. Questa informazione può risultare molto utile allo specialista Podologo. Quando serve inoltre viene eseguita anche l'Rx del piede.

Quindi, fatto "il primo passo" (metafora piuttosto ... calzante direi) quello della diagnosi, si passa a "come fare" per guarire bene, in fretta ed in sicurezza.

COME SI CURA LA FASCITE PLANTARE?

 

La nostra strategia si poggia su TRE PILASTRI:

 

  • il TRATTAMENTO PERCUTANEO ECOGUIDATO;
  • la valutazione PODOLOGICA;
  • la FISIOTERAPIA.

Il PRIMO PILASTRO: L'ECO-INTERVENTISTICA MUSCOLO-SCHELETRICA.

 

L'affinamento di tecniche INFILTRATIVE DI SECONDO LIVELLO (il trattamento percutaneo eco-guidato) consente di indurre rapidamente la guarigione con UNO o DUE trattamenti infiltrativi.

 

La "differenza che fa la differenza" è naturalmente la possibilità di eseguire un trattamento vedendo ciò che si fa.

 

Occorre infatti poter visualizzare dove si è con la punta dell'ago per fare un buon lavoro, sicuro ed efficace (l'automobile si guida meglio ad occhi aperti!).

 

Lavorando sotto visione e guida ecografica possiamo essere estremamente selettivi eseguendo il needling e del bleeding della fascia nella zona che risulta alterata (stimolazione e microsanguinamento ottenuti mediante l'ago sottile, naturalmente previa anestesia per non sentire male!). A seguire si effettua l' infiltrazione con acido ialuronico a basso peso molecolare iin sede ntrafasciale.

 

Infine l'anti-infiammatorio (cortisone) deve essere rigorosamente infiltrato al di fuori della fascia, in sede extra-fasciale, in particolare tra la fascia e il cuscinetto adiposo calcaneare, separando prima le due strutture mediante l’anestetico locale.

 

In queste situazioni la PRECISIONE determina l'EFFICACIA e la SICUREZZA.

 

Il risultato infatti si ottiene nel 75-80% dei casi con una seduta, nel 20-25% con due trattamenti.

 

Il SECONDO PILASTRO è la valutazione podologica.

 

Il podologo nello specifico, dopo attenta valutazione del piede e della postura riesce ad individuare i fattori indiretti legati a:

 

  • alterazioni morfologiche: piede cavo o piede piatto, retrazione del tendine di Achille;
  • alterazioni posturali: che portano ad un appoggio alterato o disarmonico dei piedi;
  • esame della calzatura: scarpe con la suola troppo bassa o tacco alto o troppo larghe, calzatura antinfortunistica o sportiva o troppo logore;
  • stile di vita: attività che stressano molto il tallone e le strutture adiacenti come la corsa, la danza o l’aerobica o attività lavorative che inducono a stare molte ore in piedi;
  • altre patologie sistemiche e metaboliche come il Diabete o l’ Artrite Reumatoide.

In base all’inquadramento del paziente, spesso ricorrere alla terapia ortesica risulta essere una soluzione vincente, sia per la risoluzione della sintomatologia, sia per la riduzione delle recidive.

 

L’ortesi plantare realizzata su misura, ha lo scopo di scaricare e di ammortizzare il tallone, aumentare la superficie di appoggio del piede , detendere le strutture muscolo-tendinee e la fascia plantare nonché stabilizzare il retro piede e e normalizzare le funzioni dell’avampiede.

Nel caso specifico di dolore localizzato si può realizzare uno scarico specifico in modo da ripartire il carico sulle strutture adiacenti preservando la zona interessata.

 

Il TERZO PILASTRO: la FISIOTERAPIA.

 

Gli esercizi (il massaggio con la pallina da tennis, con la bottiglietta fredda) e gli stretching specifici sono estremamente efficaci per stimolare il trofismo-rielasticizzazione della fascia.

 

Talvolta il problema di base è più ampio e riguarda disequilibri e scompensi posturali.

 

In questi casi  per rimovere le cause più profonde del distubo, risulta utile la rieducazione posturale globale (RPG).

 

In particolare il TRATTAMENTO DI RIEDUCAZIONE POSTURALE consiste in una valutazione della postura, in cui si evidenziano le alterazioni posturali e i compensi che il paziente manifesta durante la loro correzione.

 

Le prove richieste mirano alla messa in tensione dei muscoli responsabili, in posizioni che testano la PARTE ANTERIORE e POSTERIORE del corpo, sia in carico che in scarico, in una visione globale, cercando la relazione tra morfologia e posizioni assunte del paziente.

 

Le informazioni raccolte durante la valutazione servono per impostare il piano di trattamento in cui si utilizzeranno posture globali di allungamento, guidate costantemente dal terapista che agisce direttamente sul corpo del paziente con manovre di decoattazione e richiesta di contrazione/decontrazione muscolare per indurre un effettivo allungamento muscolare.

 

Durante la seduta, soprattutto nei casi di dolore e disfunzione articolare si utilizzano manovre locali di correzione e riduzione della tensione muscolare, riducendo la sintomatologia dolorosa.

 

Infine, nello sportivo riteniamo estremamente utile la collaborazione con lo staff tecnico dell'atleta (allenatore, preparatore atletico) per la correzione dei difetti tecnici nel gesto sportivo e per ottimizzare gli allenamenti.

 

Concludendo possiamo tranquillamente affermare che la gestione della fascite plantare si erge a paradigma della visione di Medi-Pro Firenze, di ciò che deve essere la CURA MODERNA, rapidamente efficace, integrata e realmente pluridisciplinare, di precisione e sartoriale, ritagliata su misura per il singolo paziente.

 

COS'E' L'ECOINTERVENTISTICA MUSCOLO-SCHELETRICA

Pubblicato il 20 maggio 2018 alle 11.00 Comments commenti (0)

UN PO' DI  DETTAGLI SULL'ECOGRAFIA INTERVENTISTICA MUSCOLO-SCHELETRICA

 

L'Eco-Interventistica Muscolo-Scheletrica costituisce una Efficace, Sicura e Rapida terapia per molteplici patologie Muscolo-Scheletriche (dolore della spalla, dell' anca, borsite, patologie del tendine croniche o acute (tendinite), tenosinovite, fascite plantare, cisti gangliare, cisti di Baker, sperone calcaneare, artrosi di anca e ginocchio, artrite, calcificazione tendinea della spalla ecc.).

NON si tratta di terapie chirurgiche né artroscopiche, bensì di trattamenti ambulatoriali, mini-invasivi, condotti con ago, in sicurezza e precisione, sotto eco-assistenza, che risultano ottimamente tollerati dal Paziente e che determinano una rapida regressione della sintomatologia (dolore, limitazione funzionale) in POCHE TERAPIE (una, due, talvolta tre).

L'Eco-Interventistica Muscolo-Scheletrica vede nelle seguenti patologie le principali e più frequenti applicazioni:

  • "SPALLA DOLOROSA" (la cosiddetta "PERIARTRITE", le sindromi da "conflitto", la calcificazione a carico dei tendini della cuffia dei rotatori, la borsite, la capsulite adesiva, la tenosinovite del tendine del capo lungo del bicipite -TCLB- l'artrosi)
  • ARTROSI DELL'ANCA
  • ARTRITE DELL'ANCA
  • ARTROSI DEL GINOCCHIO
  • CISTI DI BAKER DEL GINOCCHIO
  • ARTRITE DEL GINOCCHIO
  • BORSITI
  • TENDINOPATIA ACHILLEA
  • EPICONDILITE - EPITROCLEITE
  • FASCITE PLANTARE (con o senza SPERONE CALCANEARE)
  • GANGLIO CISTICO SINOVIALE O GANGLIO ARTROGENO
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