STUDIO MEDICO POLI-SPECIALISTICO
MEDI-PRO FIRENZE
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PILLOLE DI MEDI-PRO: la magia delle parole

Pubblicato il 15 luglio 2018 alle 09.20 Comments commenti (0)

PILLOLE DI MEDI-PRO FIRENZE

 

La MAGIA DELLE PAROLE

Dopo tanti anni di visite, di persone, di storie ho la certezza di ciò che l'istinto prima e le conoscenze poi avevano suggerito.

 

Le PAROLE sono magiche!

 

Possono sortire effetti assolutamente meravigliosi, modificare la condizione mentale, l'umore, lo stato d'animo.

 

Possono spalancare i cancelli della mente (e del corpo) e liberare risorse inaspettate, imprevedibili energie, indurre il cambiamento e l'evoluzione personale.

 

Le PAROLE sono magiche! e curano, spesso più del farmaco.

 

Le PAROLE sono il primo strumento terapeutico del medico, quando inserite in una sensibile, educata, evoluta strategia, quando sono usate per esprimere l'ARTE e la SCIENZA del LINGUAGGIO per la GUARIGIONE.

 

Le PAROLE ... ed il SILENZIO.

 

Il silenzio del medico che si dispone attivamente nella modalità dell'ASCOLTO.

 

I primi minuti di colloquio con il paziente che si esprime liberamente e senza interruzioni esponendo i motivi che lo conducono alla visita sono FONDAMENTALI!

Lì c'è un po' tutto, il cosa, il quanto, il come, alcuni perché, il dove.

 

L'obiezione in genere è sempre la stessa: "se lasciassi parlare tutti liberamente visiterei 1/5 dei pazienti".

 

In realtà NON E' COSì.

 

Lo studio Beckman-Frankel (1984) ha rilevato che la maggioranza dei medici interrompeva il proprio paziente 18 secondi dopo che aveva cominciato a parlare.

 

Studi successivi hanno invece evidenziato che i pazienti, se lasciati parlare liberamente, concludono la loro STORIA in media in cinque minuti.

 

In questi cinque minuti il professionista "educato" ad una comunicazione evoluta è aiutato a comprendere il mondo del paziente , o meglio la mappa, la rappresentazione del mondo che il paziente si è costruito.

 

Citando il consiglio di Sir William Osler ai suoi studenti: "ascoltate il vostro paziente, sarà lui a darvi la diagnosi".

 

Nella mia modesta esperienza, anche in attività che apparentemente non sembrerebbero avere bisogno di grande componente linguistica (per esempio durante una piuttosto tecnica seduta di terapie infiltrative ecoguidate per le patologie muscolo-scheletriche), l'uso consapevole dell'ASCOLTO aperto e delle PAROLE trovo che dia enormi risultati.

 

In particolare sulla predisposizione del paziente alla guarigione, sull'orientare l'interpretazione corretta e funzionale degli eventuali sintomi e segni dopo la terapia, sulla consapevolezza e condivisione della strategia di cura.

 

Tanto per capirsi: se al paziente, affermando la verità, diciamo che il dolore, eventualmente presente il giorno dopo un trattamento percutaneo per fascite plantare, E' UN DOLORE DI GUARIGIONE!, attiviamo un potente meccanismo di rappresentazione positiva, "sdrammatizziamo" il sintomo e attiviamo varie risorse interne.

 

In breve: l'ASCOLTO facilita la comprensione e la diagnosi e le PAROLE potenziano la cura.

 

(Dott. Gaetano Ricignolo Ecointerventistica Firenze Gaetano Ricignolo

Specialista in Medicina Interna

Diagnostica ecografia e vascolare

Eco-interventistica muscolo-Scheletrica)

 

Studio Medico Medi-pro Firenze

Via Aretina, 167/M

Per info: 055 674584

 

www.mediprofirenze.com

www.gaetanoricignolomedico.eu

DIABETE: l'emoglobina glicata è ancora valida?

Pubblicato il 02 giugno 2018 alle 05.45 Comments commenti (0)

Dagli anni '90 il target di buon compenso metabolico  è definito dalla  emoglobina glicata (HbA1C) pari o inferiore al 7% (53 mmol/L). 

L'emoglobina glicata rappresenta  una media dei valori glicemici degli ultimi due mesi.

Questo dato può essere ingannevole: infatti si può ottenere una emoglobina di 6,5% (quindi teoricamente molto buona) con glicemia che oscillano tra 80 e 140 mg/ dL (buono), ma anche con glicemia che variano tra 50 e 250 mg/dL (non buono), ed è evidente che il compenso metabolico è molto diverso!

Quindi l'emoglobina glicata esprime la media dei valori glicemici degli ultimi due mesi, ma non tiene conto della variabilità glicemica, che è un indicatore di peggiore prognosi.

Per questo il valore della emoglobina glicata  come target del compenso metabolico delle persone con diabete, va modulato in base alla specifica situazione clinica del paziente. 

L'obiettivo prioritario nel diabete oggi è fare diagnosi precoce e mantenere una emoglobina glicata minore di 7% fin dalla diagnosi e il più a lungo possibile, evitando che aumenti.

La terapia e gli obiettivi terapeutici vanno però personalizzati e adattati alle condizioni cliniche del paziente, tenendo conto della durata di malattia, dell'età, della presenza di comorbidità o di complicanze micro e macro-vascolari del diabete, della presenza di ipoglicemie evidenti e soprattutto inavvertite. 

Esistono infatti una molteplicità di scenari clinici che  vanno affrontati adattando i target glicemici e di emoglobina glicata.


Per esempio:

  • Paziente giovane diabetico tipo 1 (HbA1c<7%);
  • Diabetico tipo 2 <65 anni (HbA1c<7%);
  • Diabetico tipo 2 di età > di 65 anni, con lunga storia di malattia e con comorbilità (HbA1c<8%);
  • Pazienti anziani con età > di 75 anni o fragili, con morbilità coesistenti e per presenza di complicanze cardiovascolari (HbA1c<,5-8,5%);
  • Pazienti con insufficienza cronica (HbA1c<7,5-8,5%);
  • Pazienti oncologicii con diabete di tipo 2 ai quali spesso viene somministrata terapia con corticosteroidi, vanno trattati anche con insulina tenendo conto in maniera meno stringente della HbA1c;
  • Pazienti terminali (oncologici e non), il controllo va orientato soltanto nella gestione dei sintomi da iper o ipoglicemia;
  • Pazienti ospedalizzati. L'HbA1c è utile per valutare il compenso pre ricovero. Nel paziente critico ciò che è prioritario è mantenere  le glicemie non inferiori a 110 mg/dL(non sicure) e non superiori a 180 mg/dL (non accettabili).

Quindi l'emoglobina glicata è un parametro molto importante per gestione del diabete, validato da evidenze scientifiche anche se, come sempre in medicina, prevalgono le logiche della complessità, per cui occorre modellare sempre la strategia in relazione alle differenti situazioni cliniche.