STUDIO MEDICO POLI-SPECIALISTICO
MEDI-PRO FIRENZE
Visite Specialistiche , Ecografia, Eco-Color-Doppler, Ecointerventistica Muscolo-Scheletrica , Diagnosi, Cura

Medicina Interna, Ecografia, Diagnostica Vascolare, Eco-Interventistica Muscolo-Scheletrica, Cardiologia, Geriatria, Neurologia, Reumatologia, Fisioterapia, Nutrizionista, Podologia,

Blog

Stretching Globale Attivo e ginocchio del saltatore

Pubblicato il 17 settembre 2018 alle 11.00 Comments commenti (0)

Gli atleti impegnati nelle attività di salto quali, salto in lungo, in alto e triplo, possono andare incontro ad una tendinopatia inserzionale prossimale all’apice rotuleo denominata “Jumper’s Knee” o ginocchio del saltatore. Tra i fattori responsabili di questa patologia si rilevano la durezza dei terreni sui quali si pratica lo sport, le calzature inadeguate, e specialmente gli errori nella struttura e nella programmazione dell’allenamento. Altri fattori definiti intrinseci e cioè riferibili all’atleta sono gli squilibri muscolari e le conseguenti disfunzioni dell’apparato estensore del ginocchio stesso.

L’eziologia è di natura meccanica, legata a fattori intrinseci del complesso muscolo-tendineo del quadricipite e ricollegabile a micro traumi ripetuti ed iper sollecitazioni relative al gesto atletico specifico, che possono generare sintomatologie dolorose sull’inserzione prossimale rotulea, sul ventre tendineo e sull’inserzione distale a livello della tuberosità tibiale anteriore.

Lo stretching globale attivo SGA-SOUCHARD, pur non avendo finalità terapeutiche, è un valido mezzo di prevenzione in quanto riducendo le rigidità dei muscoli della coscia, migliora il rapporto di forza tra estensori e flessori del ginocchio, consentendo al tendine rotuleo di lavorare con un minor sovraccarico.

L’utilizzo della postura in ginocchio e in flessione anteriore, permette all’atleta di riequilibrare le tensioni reciproche, conferendo ad ischio-crurali e quadricipite una maggiore elasticità.

Il lavoro in rana al suolo completa l’allungamento in globalità attraverso la messa in tensione delle differenti catene di coordinazione neuromotoria sia a livello degli arti inferiori che del tronco e degli arti superiori.


Articolo di Fabrizio Martinelli, segnalato da Dott.ssa Anna Batoni Fisioterapista, Riabilitazione Posturale Globale (RPG); Stretching Globale Attivo (SGA) Presso Studio  Medico Poli-Specialistico Medi-Pro Firenze

 

PER LA SALUTE DELLO SPORTIVO: Riabilitazione Posturale Globale, Stretching Globale Attivo e NUOTO

Pubblicato il 23 agosto 2018 alle 11.55 Comments commenti (0)


Nel nuoto, gli arti superiori e quelli inferiori risultano, seppur in modalità differenti, in relazione agli stili, sempre impegnati nel gesto atletico. La mobilità della colonna vertebrale inoltre, è fondamentale al fine del raggiungimento della perfetta tecnica che consenta il miglior  galleggiamento e la propulsione in acqua più efficace.



I notevoli volumi di allenamento, indispensabili ad un nuotatore per essere competitivo, possono avere ripercussioni sia muscolari che articolari specialmente a livello di spalle, colonna cervicale, lombare ed articolazioni sacro iliache.

La postura in piedi contro il muro, utilizzata nelle Stretching Globale Attivo, è utile al nuotatore per il riequilibrio della muscolatura superiore della spalla ed anteriore dell’arto superiore, consentendo il mantenimento dell’ampiezza articolare fondamentale per una corretta bracciata.


 

 

L’utilizzo della rana al suolo con apertura della braccia, mette in globalità arti superiori ed inferiori permettendo, allo stesso tempo all’atleta di lavorare sull’eventuale rigidità a carico della colonna vertebrale.


 

 

È consigliato inoltre, completare il lavoro con la postura rana in aria, con gli arti interiori in appoggia al muro, al fine di ottenere l’allungamento della muscolatura posteriore, utilizzando se necessario, la variate con apertura delle braccia.

Presso lo Studio Medico Polispecialsitico Medi-Pro Firenze è possibile eseguite addestramento allo stretching Globale Attivo per lo sportivo con la Dott.ssa Anna Batoni Fisioterapista, Specialista in RPG (INFO E APPUNTAMENTI: 055 674584).

 

EPICONDILITE: il punto di vista RPG

Pubblicato il 05 luglio 2018 alle 08.00 Comments commenti (0)

L’epicondilite è una patologia su base degenerativa che interessa i tendini di alcuni muscoli estensori dell’avambraccio con dolore è localizzato in corrispondenza dell’epicondilo laterale.

Il dolore si irradia all’avambraccio lungo i muscoli interessati fino alla mano ed è evocato facendo contrarre contro resistenza i muscoli epicondiloidei.

Un test consiste nell’estendere il polso contro la resistenza effettuata dall’esaminatore tenendo il gomito esteso ed è positivo se evoca dolore.

Un secondo test consiste invece nel girare l’avambraccio verso l’interno contro resistenza ed anch’esso è positivo se evoca dolore.

Il programma riabilitativo ha lo scopo di restituire elasticità e conseguente forza e resistenza ai gruppi muscolari interessati, per mezzo di precise insistenze terapeutiche durante l'esecuzione delle posture RPGSouchard.

 

IL GOMITO DEL TENNISTA...e non solo

Pubblicato il 03 giugno 2018 alle 13.00 Comments commenti (0)

PILLOLE DI MEDIPRO FIRENZE

L’epicondilite (il gomito del tennista... ma non solo!)

 

L'epicondilite laterale, comunemente conosciuta come “gomito del tennista”, consiste nell'alterazione distrofico-degenrativa (più che infiammatoria) dei tendini dei muscoli estensori dell'avambraccio.

 

Questi muscoli si inseriscono all'esterno del gomito e permettono di sollevare la mano e il polso.

 

Il dolore del gomito può essere avvertito nel punto in cui le fibre tendinee di questi muscoli aderiscono all'osso della parte esterna del gomito o per tutta la lunghezza dei muscoli.

 

In genere è più intenso durante o dopo gli sforzi compiuti con la mano e il polso.

 

Nei casi più gravi il semplice movimento del polso o l'azione di afferrare degli oggetti, anche se leggeri, possono risvegliare il dolore.

 

Questa patologia è più frequente in coloro che seguono la pratica del tennis a causa di una scorretta tecnica di gioco (ma questo è meglio non dirlo al tennista che naturalmente avrà un meraviglioso rovescio alla Federer��)

 

L'epicondilite mediale o epitrocleite è un processo degenerativo più che flogistico dei tendini dei muscoli flessori dell' avambraccio, che si inseriscono sul versante interno del gomito e viene chiamata anche “gomito del golfista”.

 

Una buona chance terapeutica che necessita di un team che lavori in maniera “evoluta”, sotto guida ecografica e integrata con il fisioterapista è

la TERAPIA PERCUTANEA ECOGUIDATA.

 

In cosa consiste?

 

Scendiamo nei particolari.

 

Dopo aver eseguito una accurata sterilità e l’anestesia locale, il trattamento consiste nell'introduzione, sotto guida ecografica, di un ago sottile (22g), con il quale si esegue il needling e bleeding (cioè si stimola con l’aghino, si punzecchia il tendine, determinando un microsanguinamento, precisamente nella parte alterata dell’inserzione tendinea, indicata dall’ecografia).

 

A seguire si effettua una iniezione intratendinea di acido ialuronico a basso peso molecolare.

 

Infine si esegue una infiltrazione con steroide (una unica fialetta di cortisone), RIGOROSAMENTE EXTRATENDINEO, in sede peritendinea.

 

Quindi si forniscono i fondamentali consigli di gestione post-trattamento (fkt , stretching, tutore ecc.).

 

Nella nostra casistica nel 75-80% dei casi è sufficiente 1 trattamento, nella quota restante occorrono 2 terapie.

 

E poi avanti con il prossimo torneo��

E LA FASCITE PLANTARE non c'è più: potere della cura integrata, breve e multisciplinare

Pubblicato il 22 maggio 2018 alle 08.20 Comments commenti (0)



COS'E' LA FASCITE PLANTARE?

Beh storicamente è consiederata una discreta rogna, un problema dalla difficile soluzione....

Infatti le terapie tradizionali, lunghe, costose e dolorose, frequentemente non danno il risultato sperato.

 

Il Paziente, sportivo e non, ha invece necessità di soluzioni SICURE, BEN TOLLERATE, BREVI e RAPIDAMENTE EFFICACI.

 

Purtroppo invece sono ancora tanti i pazienti e gli sportivi (anche di alto livello!) che penano a lungo prima di liberarsi dal problema.

 

Scendendo un po' più nello specifico, per fascite plantare si intende un'infiammazione della fascia plantare, una robusta fascia fibrosa che si estende dall calcagno fino alla base delle dita.

 

Essa ha un ruolo fondamentale nel dare sostegno al piede oltre ad avere una funzione “ammortizzante”.

 

Nonostante la funzione “ammortizzante”, traumi o microtraumi possono essere così intensi da innescare l’infiammazione.

 

Si tratta di una patologia molto frequente, si stima infatti che rappresenta il 10% di tutte le patologie podaliche.

 

ll DOLORE originario solitamente è localizzato nella porzione interna del tallone e può irradiarsi lungo tutta l’intera pianta. E’ maggiore solitamente al mattino al risveglio per migliorare dopo poco. Aumenta se si resta per un tempo prolungato in piedi. Si acuisce quando si solleva sulle punte ma anche durante lo svolgimento del passo.

 

Si differenzia a seconda del distretto interessato in:

 

DISTALE – il dolore è localizzato a livello del mesopiede

 

PROSSIMALE – il dolore è localizzato a livello dell’inserzione al calcagno

 

ANTERIORE – il dolore si estende lungo tutto il decorso della fascia plantare

 

Se viene trascurata o non trattata adeguatamente, la fascite può degenerare in una ben più grave “Fasciosi plantare”, ossia un danno strutturale a carico della fascia.

 

Diagnosticarla nel più breve tempo possibile aumenta in modo esponenziale i tempi di recupero. Indispensabile affidarsi al team di specialisti che sapranno inquadrare la problematica, indirizzare verso la terapia più efficace e soprattutto individuare le cause.

 

Difatti, al fine di evitare il rischio dell’aggravarsi della sintomatologia o delle recidive è necessario agire sulle cause dirette (traumi) ed indirette (alterazioni anatomo-funzionali).

 

COME SI DIAGNOSTICA LA FASCITE PLANTARE?

Il sospetto diagnostico è clinico e la DIAGNOSI E' ECOGRAFICA: la sede del dolore, l'andamento della sintomatologia determinano il sospetto clinico, l'ECOGRAFIA conferma l'ipotesi diagnostica e fornisce i dettagli utili a modulare la terapia.

 

In particolare l'ecografia, eseguita con sonda lineare ad alta frequenza e per confronto con la regione controlaterale, mostra la

 

  • morfologia della fascia alterata, globosa, arrotondata;
  • la sua struttura generalmente ipoecogena, disomogenea, con perdita della regolare distribuzione fibrillare degli echi, talvolta con strie fibrose iperecogene e con alone perifasciale da flogosi;
  • lo spessore che è sempre aumentato. Generalmente infatti la fascia normale è di circa 2-4 mm, mentre la fascia patologica risulta di 5-6 mm o più.

Inoltre l'ecografia consente di studiare il margine inferiore del calcagno individuando la presenza o meno di spina o sperone calcaneare inferiore. Questa informazione può risultare molto utile allo specialista Podologo. Quando serve inoltre viene eseguita anche l'Rx del piede.

Quindi, fatto "il primo passo" (metafora piuttosto ... calzante direi) quello della diagnosi, si passa a "come fare" per guarire bene, in fretta ed in sicurezza.

COME SI CURA LA FASCITE PLANTARE?

 

La nostra strategia si poggia su TRE PILASTRI:

 

  • il TRATTAMENTO PERCUTANEO ECOGUIDATO;
  • la valutazione PODOLOGICA;
  • la FISIOTERAPIA.

Il PRIMO PILASTRO: L'ECO-INTERVENTISTICA MUSCOLO-SCHELETRICA.

 

L'affinamento di tecniche INFILTRATIVE DI SECONDO LIVELLO (il trattamento percutaneo eco-guidato) consente di indurre rapidamente la guarigione con UNO o DUE trattamenti infiltrativi.

 

La "differenza che fa la differenza" è naturalmente la possibilità di eseguire un trattamento vedendo ciò che si fa.

 

Occorre infatti poter visualizzare dove si è con la punta dell'ago per fare un buon lavoro, sicuro ed efficace (l'automobile si guida meglio ad occhi aperti!).

 

Lavorando sotto visione e guida ecografica possiamo essere estremamente selettivi eseguendo il needling e del bleeding della fascia nella zona che risulta alterata (stimolazione e microsanguinamento ottenuti mediante l'ago sottile, naturalmente previa anestesia per non sentire male!). A seguire si effettua l' infiltrazione con acido ialuronico a basso peso molecolare iin sede ntrafasciale.

 

Infine l'anti-infiammatorio (cortisone) deve essere rigorosamente infiltrato al di fuori della fascia, in sede extra-fasciale, in particolare tra la fascia e il cuscinetto adiposo calcaneare, separando prima le due strutture mediante l’anestetico locale.

 

In queste situazioni la PRECISIONE determina l'EFFICACIA e la SICUREZZA.

 

Il risultato infatti si ottiene nel 75-80% dei casi con una seduta, nel 20-25% con due trattamenti.

 

Il SECONDO PILASTRO è la valutazione podologica.

 

Il podologo nello specifico, dopo attenta valutazione del piede e della postura riesce ad individuare i fattori indiretti legati a:

 

  • alterazioni morfologiche: piede cavo o piede piatto, retrazione del tendine di Achille;
  • alterazioni posturali: che portano ad un appoggio alterato o disarmonico dei piedi;
  • esame della calzatura: scarpe con la suola troppo bassa o tacco alto o troppo larghe, calzatura antinfortunistica o sportiva o troppo logore;
  • stile di vita: attività che stressano molto il tallone e le strutture adiacenti come la corsa, la danza o l’aerobica o attività lavorative che inducono a stare molte ore in piedi;
  • altre patologie sistemiche e metaboliche come il Diabete o l’ Artrite Reumatoide.

In base all’inquadramento del paziente, spesso ricorrere alla terapia ortesica risulta essere una soluzione vincente, sia per la risoluzione della sintomatologia, sia per la riduzione delle recidive.

 

L’ortesi plantare realizzata su misura, ha lo scopo di scaricare e di ammortizzare il tallone, aumentare la superficie di appoggio del piede , detendere le strutture muscolo-tendinee e la fascia plantare nonché stabilizzare il retro piede e e normalizzare le funzioni dell’avampiede.

Nel caso specifico di dolore localizzato si può realizzare uno scarico specifico in modo da ripartire il carico sulle strutture adiacenti preservando la zona interessata.

 

Il TERZO PILASTRO: la FISIOTERAPIA.

 

Gli esercizi (il massaggio con la pallina da tennis, con la bottiglietta fredda) e gli stretching specifici sono estremamente efficaci per stimolare il trofismo-rielasticizzazione della fascia.

 

Talvolta il problema di base è più ampio e riguarda disequilibri e scompensi posturali.

 

In questi casi  per rimovere le cause più profonde del distubo, risulta utile la rieducazione posturale globale (RPG).

 

In particolare il TRATTAMENTO DI RIEDUCAZIONE POSTURALE consiste in una valutazione della postura, in cui si evidenziano le alterazioni posturali e i compensi che il paziente manifesta durante la loro correzione.

 

Le prove richieste mirano alla messa in tensione dei muscoli responsabili, in posizioni che testano la PARTE ANTERIORE e POSTERIORE del corpo, sia in carico che in scarico, in una visione globale, cercando la relazione tra morfologia e posizioni assunte del paziente.

 

Le informazioni raccolte durante la valutazione servono per impostare il piano di trattamento in cui si utilizzeranno posture globali di allungamento, guidate costantemente dal terapista che agisce direttamente sul corpo del paziente con manovre di decoattazione e richiesta di contrazione/decontrazione muscolare per indurre un effettivo allungamento muscolare.

 

Durante la seduta, soprattutto nei casi di dolore e disfunzione articolare si utilizzano manovre locali di correzione e riduzione della tensione muscolare, riducendo la sintomatologia dolorosa.

 

Infine, nello sportivo riteniamo estremamente utile la collaborazione con lo staff tecnico dell'atleta (allenatore, preparatore atletico) per la correzione dei difetti tecnici nel gesto sportivo e per ottimizzare gli allenamenti.

 

Concludendo possiamo tranquillamente affermare che la gestione della fascite plantare si erge a paradigma della visione di Medi-Pro Firenze, di ciò che deve essere la CURA MODERNA, rapidamente efficace, integrata e realmente pluridisciplinare, di precisione e sartoriale, ritagliata su misura per il singolo paziente.

 

COS'E' L'ECOINTERVENTISTICA MUSCOLO-SCHELETRICA

Pubblicato il 20 maggio 2018 alle 11.00 Comments commenti (0)

UN PO' DI  DETTAGLI SULL'ECOGRAFIA INTERVENTISTICA MUSCOLO-SCHELETRICA

 

L'Eco-Interventistica Muscolo-Scheletrica costituisce una Efficace, Sicura e Rapida terapia per molteplici patologie Muscolo-Scheletriche (dolore della spalla, dell' anca, borsite, patologie del tendine croniche o acute (tendinite), tenosinovite, fascite plantare, cisti gangliare, cisti di Baker, sperone calcaneare, artrosi di anca e ginocchio, artrite, calcificazione tendinea della spalla ecc.).

NON si tratta di terapie chirurgiche né artroscopiche, bensì di trattamenti ambulatoriali, mini-invasivi, condotti con ago, in sicurezza e precisione, sotto eco-assistenza, che risultano ottimamente tollerati dal Paziente e che determinano una rapida regressione della sintomatologia (dolore, limitazione funzionale) in POCHE TERAPIE (una, due, talvolta tre).

L'Eco-Interventistica Muscolo-Scheletrica vede nelle seguenti patologie le principali e più frequenti applicazioni:

  • "SPALLA DOLOROSA" (la cosiddetta "PERIARTRITE", le sindromi da "conflitto", la calcificazione a carico dei tendini della cuffia dei rotatori, la borsite, la capsulite adesiva, la tenosinovite del tendine del capo lungo del bicipite -TCLB- l'artrosi)
  • ARTROSI DELL'ANCA
  • ARTRITE DELL'ANCA
  • ARTROSI DEL GINOCCHIO
  • CISTI DI BAKER DEL GINOCCHIO
  • ARTRITE DEL GINOCCHIO
  • BORSITI
  • TENDINOPATIA ACHILLEA
  • EPICONDILITE - EPITROCLEITE
  • FASCITE PLANTARE (con o senza SPERONE CALCANEARE)
  • GANGLIO CISTICO SINOVIALE O GANGLIO ARTROGENO
  • You need Adobe Flash Player to view this content.